La conferma della cittadinanza russa
Nel caso di scadenza/smarrimento dei documenti attestanti la cittadinanza russa del bambino adottato i genitori adottanti devono rivolgersi all’Ufficio consolare per effettuare la procedura di verifica della cittadinanza russa del minorenne.
I documenti attestanti la cittadinanza russa dei bambini fino a 14 anni sono il passaporto internazionale russo valido e l’originale del certificato di nascita rilasciato dopo adozione dalle autorità russe col timbro sulla cittadinanza russa.
I documenti attestanti la cittadinanza russa dei bambini di 14-18 anni sono il passaporto internazionale russo valido ed il passaporto interno russo. Il passaporto interno si rilascia per la prima volta ad un cittadino russo all’età di 14 anni dal Ministero degli Affari Interni della Federazione Russa e deve essere rinnovato all’età di 20 e 45 anni.
Per seguire la procedura della verifica della cittadinanza russa di un minorenne adottato (fino a 18 anni) uno dei genitori italiani deve presentare all’Ufficio Consolare i documenti seguenti:
1. Modulo di richiesta compilato sul sito web nation.kdmid.ru o a mano (scarica il modulo). Il modulo deve essere compilato in lingua russa, stampato e firmato dal richiedente;
2. Questionario (scarica il modulo e l’esempio di compilazione), compilato in lingua russa;
3. Passaporti russi scaduti o passaporti rilasciati dalle autorità dell’URSS in originale + una copia;
4. Certificato di nascita russo prima di adozione in originale + una copia;
5. Certificato di adozione russo in originale + una copia;
6. Certificato di nascita russo dopo adozione in originale + una copia;
7. Sentenza del Tribunale russo sull’adozione in originale + una copia;
8. Passaporto internazionale (carta d’identità) valido del genitore richiedente in originale + una copia (solo pagine dove ci sono la foto ed i dati anagrafici);
9. Carta d’identità italiana del minorenne in originale + una copia;
10. Una fototessera 3,5×4,5 cm.
TARIFFA:
58 €
TERMINE:
Entro 2 mesi
Se all’esito della procedura di verifica la cittadinanza russa non è stata confermata, il richiedente ha il diritto di richiedere il rilascio del certificato di assenza della cittadinanza della Federazione Russa (viene rilasciato in lingua russa). TARIFFA — 104 €.
IL PAGAMENTO PUÒ ESSERE EFFETTUATO SOLO CON UNA CARTA BANCARIA PRESSO LA CASSA DELL’UFFICIO CONSOLARE.
wiki
La cittadinanza russa (Гражданство России) è regolata dalla legge federale “Sulla Cittadinanza della Federazione Russa“, entrata in vigore il 26 ottobre 2023[1], dalla Costituzione della Federazione Russa (del 1993) e dai trattati internazionali che comprendono tematiche sulla cittadinanza a cui la Federazione Russa partecipa. In conformità con la supremacy clause della Costituzione, i trattati internazionali ratificati dalla Federazione Russa hanno la precedenza sul diritto russo[2].
Secondo la legge, ogni persona nata in Russia con almeno un genitore russo, o nato all’estero con entrambi i genitori di nazionalità russa, acquisisce la nazionalità alla nascita. I cittadini di origine straniera possono diventare cittadini russi tramite naturalizzazione se residenti nella Federazione per più di cinque anni, dopo aver dimostrato di avere delle fonti legali di reddito e di essere fluenti in russo.
In precedenza, i residenti russi, essendo la Russia parte dell’Unione Sovietica, erano cittadini sovietici. Dopo la dissoluzione dell’URSS, non solo i residenti nella nuova Federazione Russa hanno ottenuto la cittadinanza russa, ma anche ai cittadini delle altre repubbliche post-sovietiche è stato esteso un diritto all’acquisizione agevolata della cittadinanza russa, esentandoli da alcuni requisiti per essere naturalizzati.
In russo c’è una distinzione tra i cittadini della Russia, denominati rossijane[3], e le persone di etnia russa, indicate come russkie[4]. Coloro che hanno ricevuto la cittadinanza russa attraverso la naturalizzazione, quindi, diventano rossijane, indipendentemente dall’appartenenza etnica e della lingua-madre[5]. La parola rossijane è stata coniata nel XVIII da Mihail Lomonosov.
La costituzione Russa usa la formula «Noi, il popolo multietnico della Federazione Russa»[6]. I cittadini russi di ogni etnia[7] sono in grado di dichiarare, su base volontaria, la propria etnia. La Costituzione della Russia afferma: «Ogni individuo ha il diritto di stabilire e dichiarare la propria etnia[8]. Nessuno può essere costretto a determinare e dichiarare la propria etnia». Secondo il censimento russo del 2010, in Russia convivono 194 gruppi etnici.
Periodo zarista
Prima di una codifica legale, non esisteva alcun requisito per diventare cittadino russo, se non un giuramento di fedeltà nei confronti del monarca. Solo nel XVI secolo il regno russo divenne uno stato multietnico, con la concessione della “sudditanza” solo a chi fosse stato battezzato dalla Chiesa Ortodossa Russa. Con il regno di Pietro il Grande, fu possibile anche agli stranieri acquisire la sudditanza, giurando di essere “schiavo obbediente e suddito eterno con la mia famiglia” al sovrano, formula rimasta invariata fino al 1796, quando fu rimosso il termine “schiavo”[9].
Nel 1863 il governo imperiale introdusse un requisito di residenza di cinque anni e trasferì l’autorità sulla naturalizzazione al Ministero degli Affari Interni. Il requisito di residenza poteva essere ridotto per gli individui che avevano svolto un servizio straordinario per lo stato russo, erano particolarmente talentuosi o altamente qualificati in un campo scientifico, o avevano effettuato investimenti significativi nell’impero. Per la prima volta, questa riforma introdusse il termine “cittadinanza” come un nome diverso per il concetto di sudditanza[9].
Le donne russe che sposavano uomini stranieri perdevano automaticamente lo status di suddita russa. Una ex vedova o divorziata russa che avesse perso il suo status di suddita russa a seguito di matrimonio poteva presentare una petizione a un’autorità provinciale per il ripristino di tale status. Altri sudditi russi potevano presentare separatamente domanda di cessazione della loro sudditanza tramite il Ministero degli Affari Interni con l’approvazione dell’imperatore[9].
Chiunque diventasse suddito o cittadino straniero senza previa approvazione del governo poteva essere punito con la privazione dei propri diritti o con l’esilio in Siberia[9].
Russia rivoluzionaria e Unione Sovietica
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917, il nuovo governo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) abolì tutta la precedente legislazione imperiale. La teoria bolscevica prevalente all’epoca considerava il comunismo un movimento internazionale, il che si rifletteva nelle normative sulla cittadinanza del nuovo Stato. Secondo la nuova Costituzione russa del 1918, veniva dato potere ai soviet locali di concedere direttamente la cittadinanza sovietica, senza richiedere ulteriori procedure specifiche [10]. Allo stesso tempo, era possibile vedersi privati della cittadinanza sovietica in qualsiasi momento, a discrezione del governo centrale, in modo da poter facilmente contrastare i “nemici del popolo”[9].
In quanto membro fondatore dell’Unione Sovietica nel 1922, la RSFSR vide le sue norme sulla cittadinanza modificate all’indomani dell’adozione della Costituzione dell’Unione Sovietica nel 1924. Secondo la nuova costituzione, ogni persona che viveva entro i confini dell’URSS era un cittadino sovietico a meno che non si dichiarasse cittadino straniero. I cittadini sovietici avevano anche la cittadinanza della Repubblica dell’Unione in cui risiedevano permanentemente, sebbene la cittadinanza repubblicana fosse simbolica e non avesse alcun significato sostanziale[10].
A differenza delle norme imperiali e delle norme internazionali in vigore all’epoca, la legislazione sovietica consentiva alle donne che sposavano uomini stranieri di mantenere la loro cittadinanza sovietica dopo il matrimonio[9]. Nel 1933, tutti gli ex sudditi dell’Impero russo che avevano lasciato l’URSS prima del 7 novembre 1917 e avevano fatto richiesta e/o ottenuto la cittadinanza straniera furono privati della cittadinanza russa/sovietica[10].
Nel 1938 venne approvata la Legge sulla Cittadinanza Sovietica, che ridefiniva chi possedeva la cittadinanza dell’Unione. Secondo questa legge, acquisivano lo status di cittadini sovietici tutti i sudditi russi al momento della Rivoluzione d’ottobre che non l’avessero successivamente persa, e tutti coloro che erano stati naturalizzati secondo le leggi precedentemente in vigore. Questa legge, inoltre, permise la revoca della cittadinanza a seguito di decisioni giudiziarie o per decreto del Presidium del Soviet Supremo. Per via di quanto stabilito da questa legge, nel 1967, tramite decreto, tutti gli ebrei sovietici emigrati in Israele furono privati della cittadinanza[9].
Con la Costituzione del 1977 venne stabilito il principio secondo cui tutti i cittadini sovietici avrebbero goduto della protezione del Governo all’estero. Il 1° dicembre 1978 fu poi promulgata una legge che proibiva l’estradizione dei cittadini sovietici verso giurisdizioni straniere e impediva il possesso di cittadinanze multiple, affermando che la cittadinanza dovesse essere un rapporto unico tra il cittadino e il Paese, considerando ogni deviazione come una violazione della lealtà verso lo Stato[9].
Nel 1990 avvenne l’ultima revisione della legge sulla cittadinanza sovietica, sotto la presidenza Gorbačëv. Il potere di revoca della cittadinanza fu trasferito dal Presidium al Presidente dell’Unione Sovietica, limitandone l’applicazione a un numero limitato di situazioni, come nel caso di arruolamento in eserciti stranieri o altri enti governativi, residenza all’estero senza registrazione presso i consolati sovietici per più di cinque anni, o di acquisizione fraudolenta della cittadinanza sovietica[9].
Periodo post-sovietico
Il 12 giugno 1990, la RSFSR adottò la Dichiarazione di sovranità statale, benché l’Unione Sovietica non venne abolita prima della fine del 1991. L’articolo 11 della dichiarazione di sovranità statale introdusse la cittadinanza della RSFSR. Il testo della legge sulla cittadinanza era pronto nell’estate del 1991, ma non venne adottato dal Consiglio Supremo[11] fino al 28 novembre 1991. Il 23 gennaio 1992 furono apportati al testo alcuni cambiamenti a seguito della dissoluzione dell’URSS. Il testo finale, che allineava le normative alla Dichiarazione universale dei diritti umani, fu firmato dal Presidente ed infine entrò in vigore al momento della sua pubblicazione il 6 febbraio 1992, dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica[9].
Legge sulla cittadinanza del 1991
Ai sensi dell’articolo 13 gli ex-cittadini sovietici risultanti tra i residenti permanenti della RSFSR alla data del 6 febbraio 1992 furono riconosciuti come cittadini della RSFSR, basandosi sul luogo di domicilio ufficialmente elencato nei documenti sovietici. Coloro che espressero la volontà di non diventare cittadini della RSFSR entro il 6 febbraio 1993 non furono riconosciuti come tali. Il decreto N 5206/1-1 del Consiglio Supremo riconosceva come cittadini russi:
- Coloro che lasciarono la RSFSR prima del 6 febbraio 1992 per motivi di studio, lavoro, cure mediche o per motivi personali e che tornarono dopo il 6 febbraio 1992
- Il personale militare della RSFSR all’estero
Gli ex-cittadini sovietici nati dopo il 30 dicembre 1922 in territorio russo o nati da un genitore cittadino sovietico con residenza permanente nella RSFSR furono riconosciuti come cittadini della RSFSR alla nascita.
La cittadinanza russa può essere acquisita:
- alla nascita
- tramite registrazione
- per naturalizzazione
- tramite ripristino della cittadinanza
- per scelta
- tramite la cittadinanza dei genitori.
Secondo questa legge, qualsiasi altro ex cittadino sovietico poteva ottenere la cittadinanza russa tramite registrazione se emigrava in Russia tra il 6 febbraio 1992 e il 31 dicembre 2000, o prima del 6 febbraio 1995 se risiedeva in un’ex Repubblica dell’Unione e non era diventato cittadino di quel nuovo paese[9].
Gli apolidi che vivevano in Russia o in una Repubblica dell’Unione che era rimasta parte dell’Unione Sovietica il 1° settembre 1991 potevano registrarsi come cittadini russi entro il 6 febbraio 1993. I coniugi, i figli e gli altri discendenti diretti dei cittadini russi avevano diritto alla cittadinanza tramite registrazione senza limiti di tempo. I figli di ex cittadini russi nati dopo la perdita della cittadinanza dei genitori avevano il diritto di registrarsi come cittadini russi entro cinque anni dal compimento del 18° anno di età[9].
La questione dei russi fuori dalla Federazione
In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, un gran numero di russi etnici divenne residente al di fuori dei confini dello stato russo. Per dare a questa popolazione e ad altri ex cittadini sovietici l’opportunità di scegliere il paese di nuova affiliazione, nel 1992 fu istituita la circolazione senza visto in tutta la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), cessato nel 2000.
A facilitare ciò furono i trattati di doppia cittadinanza firmati con il Turkmenistan nel 1993 e con il Tagikistan nel 1996. Procedure di naturalizzazione semplificate attraverso le quali i richiedenti di un paese della CSI potevano acquisire la cittadinanza russa dopo tre mesi dalla loro domanda furono firmate separatamente con il Kirghizistan e il Kazakistan nel 1996, così come un accordo multilaterale con la Bielorussia nel 1999.
I residenti delle regioni separatiste di Abkhazia , Ossezia del Sud e Transnistria ottennero la cittadinanza russa in base alle disposizioni della legge del 1991 che accoglieva gli ex cittadini sovietici. I russi all’estero hanno ottenuto lo status ufficiale di “compatrioti” nel 1999 secondo la legge russa, che li definiva come qualsiasi persona residente al di fuori del territorio della Federazione Russa che, personalmente o tramite i propri antenati, aveva precedentemente vissuto in Russia, sebbene ciò non avesse avuto alcun effetto pratico sulla legislazione vigente in materia di cittadinanza.

Legge sui connazionali del 1999
Nel 1999 l’Assemblea federale approvò, nonostante il veto del Presidente, la legge sulla politica statale per i connazionali all’estero. L’articolo 11 stabilì che tutti gli ex-cittadini sovietici e i loro discendenti avrebbero dovuto essere riconosciuti come cittadini russi, a meno che essi non avessero espresso l’intenzione di mantenere la cittadinanza di un altro Stato. Tuttavia questo articolo venne revocato nel 2002 e le persone coinvolte dal presente articolo non sono in genere riconosciute dalle autorità e dalla magistratura come cittadini della Federazione Russa, a meno che non fossero già in possesso dei documenti che ne attestassero la cittadinanza russa prima della revoca dell’articolo. Non sono stati rilasciati commenti ufficiali su come questo articolo debba essere interpretato.[12]
Legge sulla cittadinanza del 2002
Nel 2002 una nuova legge sulla cittadinanza, sostenuta dal presidente Vladimir Putin[13][14], sostituì la precedente legge del 1991.
La cittadinanza russa può essere acquisita:
- alla nascita
- per naturalizzazione
- tramite il ripristino della cittadinanza;
- tramite alla cittadinanza dei genitori.
Le regole della cittadinanza per nascita in genere seguono il principio dello ius sanguinis, anche se un minore può essere riconosciuto come cittadino russo nei seguenti casi:
- se nessuno dei genitori è cittadino russo ma entrambi risiedono permanentemente in Russia, ed il figlio è nato in Russia e non acquisisce altra cittadinanza
- se il minore è stato trovato abbandonato in territorio russo e i genitori rimangono ignoti per più di sei mesi
La naturalizzazione è di solito concessa se il richiedente soddisfa i seguenti requisiti:
- ha risieduto in Russia per almeno cinque anni
- giura di rispettarne le leggi
- ha una fonte legale di reddito
- parla la lingua russa
In certi casi, alcuni dei (o perfino tutti) requisiti di cui sopra possono essere derogati da un ordine esecutivo del Presidente, come è successo il 3 gennaio 2013, quando il presidente russo Vladimir Putin firmò un ordine esecutivo che concedeva la cittadinanza russa all’attore francese Gérard Depardieu ai sensi dell’articolo 89 della Costituzione della Federazione Russa[15][16].
Il ripristino della cittadinanza avviene secondo le stesse regole della naturalizzazione; unica eccezione è il requisito di residenza, ridotto in questo caso ad almeno tre anni.
Una clausola speciale ha reso possibile per gli ex-cittadini dell’URSS di fare domanda per la cittadinanza russa prima del 2009. Gli unici requisiti sono stati il possesso di un qualsiasi permesso di soggiorno o la registrazione come residente permanente della Russia al 1 luglio 2002, oltre ai requisiti di cui ai punti 2 e 4 richiesti per la naturalizzazione.
I minori[17] seguono generalmente la cittadinanza dei genitori. Se almeno uno o entrambi i genitori ottengono la cittadinanza russa, i loro figli minori diventano a loro volta cittadini russi. Se almeno uno o entrambi i genitori perdono la cittadinanza russa, i loro figli minori la perdono a loro volta. Un minore può acquisire o perdere la cittadinanza russa mediante richiesta dei genitori se almeno un genitore è cittadino russo.

Russia
Visto non richiesto con passaporto interno
Visto non richiesto
Visto all’arrivo
Autorizzazione elettronica o visto elettronico
Visto disponibile sia all’arrivo che online
Visto richiesto prima dell’arrivo
Obbligo di visto
L’obbligo di visto per i cittadini russi è una restrizione amministrativa all’ingresso imposta dalle autorità di altri paesi nei confronti di cittadini russi. Nel 2016 i cittadini russi hanno avuto accesso senza visto o con visto all’arrivo a 105 Paesi e territori. Il passaporto russo si posiziona al 48º posto del Visa Restrictions Index.
Trattati internazionali in materia di cittadinanza
Trattati della Comunità Economica Eurasiatica
La Federazione russa ha un trattato sia con il Kazakistan che con il Kirghizistan. Esiste anche un trattato multilaterale tra la Federazione Russa, il Kazakistan, il Kirghizistan e la Bielorussia.
I cittadini dei rispettivi stati che si recano in Russia per ottenere la residenza permanente hanno diritto di ottenere la cittadinanza russa se soddisfano almeno uno dei seguenti requisiti:
- sono stati cittadini della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa
- sono nati nel territorio della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa
- vivevano nel territorio della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa prima del 21 dicembre 1991
- hanno parenti che sono cittadini o residenti permanenti della Federazione Russa
Fino alla fine del 2003 questi trattati venivano di fatto ignorati dalle autorità russe. Il decreto presidenziale N 1545[18] fornì le modalità per l’attuazione dei trattati. Tuttavia il decreto prevede che il richiedente fornisca delle prove che attestino l’autorizzazione del suo Stato di appartenenza a risiedere in Russia[19]. Ciò non è conforme ai trattati ed ottenere la cittadinanza in questa modo è molto più difficile o addirittura impossibile in alcuni casi. La Corte Suprema della Federazione Russa ha dichiarato che si deve dimostrare, in conformità con i trattati, che il richiedente è arrivato in Russia per risedervi in maniera permanente e non temporanea. Questo può essere dimostrato in conformità con la legge russa. Secondo la legge sullo status dei cittadini stranieri nella Federazione russa, per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo o permanente in Russia non è necessaria alcuna autorizzazione da altri Stati, quindi tecnicamente ogni persona che risiede legalmente in Russia può richiedere un permesso di soggiorno temporaneo, ed in seguito un permesso di soggiorno permanente. Sebbene l’interpretazione della legge federale data dalla Suprema Corte sia incompatibile con il Decreto Presidenziale, l’articolo non è stato abrogato.
Trattati sulla doppia cittadinanza
I seguenti trattati internazionali contengono norme relative alla doppia cittadinanza:
- Trattato tra la Federazione russa e la Repubblica di Tagikistan del 1995.
- Trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica del Turkmenistan del 1993, il cui attuale status è in discussione.
Il Trattato di Amicizia, Cooperazione e Sicurezza Reciproca tra la Federazione russa e la Repubblica di Armenia, siglato il 29 dicembre 1991, concede il diritto di acquisire la cittadinanza di entrambi gli stati ai cittadini della Russia e dell’Armenia.
Essendo la Federazione Russa lo stato successore dell’Unione Sovietica, alcuni trattati sovietici sulla doppia cittadinanza sono ancora in vigore. Per questo motivo è in vigore la Convenzione sulla nazionalità delle donne sposate.
Convenzione europea sulla nazionalità
La Convenzione europea sulla nazionalità è stata firmata, ma non ratificata, dalla Federazione Russa. È vincolante per l’estensione delle disposizioni della Convenzione di Vienna sui dritti dei trattati. La legislazione nazionale sulla cittadinanza è solitamente ritenuta conforme alla convenzione.




